
Caro direttore, cari redattori del Lagone, siamo rimasti stupiti nel leggere il vostro articolo dal titolo "Bracciano. Valditara in visita al Liceo Vian: La dignità umana è il cuore della Costituzione".
Ci ha sorpreso sia il tono che il contenuto, rispetto al quale teniamo a sottolineare diversi aspetti che a nostro avviso non sono stati ben compresi da chi ha scritto e da chi ha pubblicato il vostro articolo. Nella visita del ministro al Liceo Vian infatti è possibile riscontrare diverse criticità, sollevate sia dalla nostra organizzazione sindacale (che all'interno della scuola è presente con diversi iscritti e con una RSU), sia dai collettivi studenteschi, di cui però nel vostro scritto non c'è traccia. Partiamo dall'aspetto che riguarda il metodo con il quale si è svolta quella che voi definite "visita istituzionale". A riguardo facciamo presente che il ministro Valditara è stato accolto dalla dirigente scolastica senza che la stessa, nell'organizzare l'incontro, abbia condiviso la notizia con gli organi collegiali, "dimenticando" di coinvolgere le rappresentanze dei docenti, dei genitori, del personale ATA e degli studenti sia nella scelta di ospitare il ministro sia nella forma e nei contenuti che avrebbero riempito la sua visita. La professoressa Lolli invece ha ritenuto, nonostante la normativa parli chiaro, di organizzare il tutto coinvolgendo pochi e selezionati tra studenti e professori, con i primi che, a quanto ci risulta, non sapevano nemmeno cosa stesse per succedere fino a che non sono entrati in Aula Magna. Si tratta di un atteggiamento che, a nostro avviso, denota poca attenzione nei confronti della comunità scolastica e poca dimestichezza col confronto e la condivisione. La presenza di invitati esterni e gli interventi degli ospiti "selezionati" certifica infatti una pianificazione della giornata con la quale si è voluto evitare un confronto libero e aperto tra il ministro e la comunità.
Siamo inoltre rimasti sconcertati che nel vostro articolo non si evidenziasse un purché minimo aspetto critico rispetto a ciò che il ministro ha fatto e sta facendo nella scuola e all’interno dei curricula didattici.
Senza entrare nel merito, si sarebbe potuto accennare al Liceo del Made in Italy voluto da questo governo che vuole sostenere l’italianità e che per farlo usa una locuzione in una lingua straniera; un liceo nato soltanto in una prospettiva ideologica che non ha iscrizioni e che pertanto è ampiamente considerato un flop.
Oppure si sarebbe potuta ricordare la riforma degli istituti tecnici professionali che riduce a quattro anni il percorso di studi per conseguire un diploma, al fine di rispondere “alle esigenze produttive dei territori”; questo di fatto vuol dire creare manovalanza sempre più precaria, sempre meno qualificata e con meno strumenti per poter crescere e potersi difendere.
Magari si sarebbe potuto parlare della revisione dei programmi per i licei che vedono la cancellazione di filosofi come Marx, Spinoza, Fichte, Schelling, Hobbes, Locke e Rousseau, considerati da sempre giganti del pensiero, figure fondamentali per la comprensione del mondo contemporaneo e per lo sviluppo del pensiero critico delle nuove generazioni. Si sarebbe potuto sottolineare che questo disastro formativo e culturale è un tentativo goffo per cercare di incidere su quella che negli incubi ricorrenti della destra appare come “egemonia culturale” della sinistra: l’uso ideologico della cultura come arma per lo scontro politico danneggia la cultura stessa e la formazione degli studenti.
Inoltre, si sarebbe potuto accennare alla fine dell’insegnamento della geostoria, per poter utilizzare in forma neutra la geografia e occidentalizzare l’area di pertinenza dell’insegnamento della storia.
Forse si sarebbe potuto scrivere che il TAR del Piemonte ha inviato alla procura regionale della Corte dei conti del Lazio decine di sentenze contro il ministero dell’Istruzione per valutare un possibile danno erariale di circa 1,53 miliardi di euro dovuto a:110mila ricorsi per il diniego della carta del docente in violazione del diritto UE; 30mila cause per disparità retributiva tra docenti di ruolo e docenti a termine; 70mila richieste di equiparazione economica e giuridica al personale stabile; infine 110mila reclami per il pagamento dei giorni di ferie non fruiti. Magari rimarcando che Valditara e la maggioranza sperperano più di un miliardo e mezzo - soldi delle tasse dei cittadini - con l’unico obiettivo di tenere in piedi una scuola fondata sulla precarietà e sulla violazione dei diritti dei lavoratori.
Capiamo che denunciare tutto questo sarebbe stato poco “istituzionale”, ma vorremmo far notare che un ministro non può fare, come d’altronde è vietato per qualsiasi cittadino, propaganda partitica dentro la scuola indossando in bella mostra sulla giacca una spilla con il simbolo della Lega padana. Tutto ciò con la regia connivente della preside Lolli, nonostante questa si dichiari sempre attenta a reprimere quanto a suo parere potrebbe danneggiare la dignità della scuola.