Associazione Antifascista GASP
FuoriLinea
Dobbiamo avere un’altra idea di Bracciano
13/10/2026
MV e GF
Foto by Livia Sanguinetti


Come scriveva Alexander Langer, “in una società dove tutto è diventato merce, e dove chi ha i soldi può comperare e stare meglio, occorre la riabilitazione del gratuito, di ciò che si può usare ma non comperare”.
E questo vale anche per tutte le città, Bracciano compresa, perché abitare non coincide solo con avere una casa; abitare è avere, in comune con altre persone, spazi dove poter vivere e siccome la convivenza e le relazioni educano, lo spazio urbano dove abita la comunità sociale e civile va pensato per tutti. Solo così il concetto di spazio urbano diventa un valore morale che educa alla convivenza, che insegna l’uguaglianza, la giustizia e la tolleranza. 

Ma le visioni e le politiche che muovono le città oggi, compresa Bracciano, nascono da una logica di rendita e competizione che le trasforma in macchine per attrarre capitali, trasforma le abitazioni in un prodotto finanziario e gli spazi pubblici in un bene che si può mettere a reddito. 
Si misura il valore della città solo in termini di profitto.

Anche il nostro Comune sembra sostenere le logiche di mercato facendo dissolvere il senso di appartenenza dei cittadini ai luoghi come spazio di tutti, dissipando il senso di comunità e rafforzando la cultura del rifugio privato e della sicurezza individuale. “Quando ogni aspetto della vita diventa merce, chi non ha denaro viene escluso dal benessere”.

La città di Bracciano sta così perdendo la sua dimensione educativa e democratica per diventare una somma di recinti da una parte e luogo di speculazione dall’altra. 

La città come luogo di vita sociale, di incontro e di proprietà collettiva dove gli spazi sono di tutti e di nessuno sta sparendo rapidamente.

Il consumo è diventata la cifra della nostra vita quotidiana: per abitare un luogo beneficiando appieno delle sue opportunità bisogna pagare; si paga per muoversi, per sedersi, per mangiare, per divertirsi, per fare sport, per trascorrere una sera con gli amici: un enorme centro commerciale assoggettato alle regole del mercato che privatizza tutto, spazi pubblici, case, cantine, parcheggi.

Non si trovano sedie e tavoli nelle nostre piazze e lungo le nostre strade, se non a pagamento; non ci sono più luoghi dove si può sostare, leggere, conversare, giocare a dama, godere della bellezza.

Le strade sono occupate da esercizi commerciali e da macchine parcheggiate ovunque in modo selvaggio, ostacolando il cammino e impedendo gli incontri.

Il vero bilancio sociale di un’amministrazione a fine mandato è indicare quante opportunità sono state realizzate e per chi: bambini, anziani, giovani famiglie, persone senza casa, persone sole, giovani lavoratori; quante strade sono diventate camminabili e sicure per le persone di qualunque età e condizione, per carrozzine, passeggini e biciclette; quali percorsi sono stati resi piacevoli e non ostacolati dalle auto, consentendo alle persone anziane e alle persone con disabilità di passeggiare senza affaticarsi; quante sono le panchine ombrose, quanti spazi di gioco sono realmente stati resi vivibili dai bambini; quali spazi consentono di fare jogging e in quali i bambini possono camminare senza per questo dover essere sempre tenuti per mano.

Occorre chiedersi: questa città è diventata – o sta diventando – una Città delle bambine e dei bambini? Una città sicura e accogliente nei confronti dei bambini lo è anche nei confronti di tutti i cittadini. 
Per fare un esempio: la pedonalizzazione del lungolago rientra nella logica suddetta e si auspica che essa venga consolidata, mantenendola per tutto l’anno. Le critiche che sono state espresse per questa opera di civiltà sono in larga parte provenienti da quegli interessi privati di cui si è parlato. Di contro, i cittadini hanno cominciato ad appropriarsi e a vivere positivamente questo spazio, dimostrando che la pedonalizzazione corrispondeva a un bisogno reale.

Occorre ripensare la vivibilità e la cultura civile di una città contando quante cose si possono fare senza pagare e quanti luoghi offrono la libertà di muoversi in autonomia e di stare, vivendo gli spazi in piena uguaglianza. Occorre garantire la tutela dell’integrità dello spazio pubblico e la sua destinazione all’uso comune, che deve prevalere sugli interessi privati. In questo modo lo spazio urbano diviene bene comune che stimola il senso di appartenenza dei singoli alla comunità, attraverso la percezione che ognuno è soggetto importante per la comunità, che può contare su di essa e al contempo ne è positivamente influenzato.

Occorre ricostruire il senso della comunità: comunità educante, comunità di convivenza e di condivisione. 

Questo non può rimanere solo un desiderio di una vita diversa, di una vita buona, meno conflittuale e più collaborativa: deve diventare un progetto politico. 

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